Piccola premessa. Capita, andando al cinema, di sentire che un film è “tratto da una storia vera“. Tale affermazione cattura subito l'attenzione, mette i nostri sensi in allarme. Già , ma perché?.
Presto detto: molto spesso i film tratti da storie vere sono raccontati come fossero effettivamente storie vere. E questo è, nel mondo del cinema, sbagliato.
Black Mass è, per l’appunto, un film che soffre di “storiaverismo”. Gli eventi cui assistiamo, che vanno a comporre sul grande schermo l’intricato arazzo della vita di Bulger, sono senza dubbio interessanti e raccontati con grande abilità , ma purtroppo mancano di una direzione unificante. Lo stesso Whitey (un Johnny Depp in grande spolvero, ma di questo parliamo dopo) è un personaggio che, nella sua brutalità con poche ma sufficienti sfaccettature a renderlo intrigante, non dimostra di essere cambiato alla fine del film, non ha imparato niente. E lo stesso vale per tutti i numerosi personaggi della storia. Alcuni, tra l’altro, scompaiono dopo un terzo del film, o appaiono soltanto nel terzo finale. Questo succede nella realtà , continuamente. Nei film è da considerarsi invece una licenza pesante, se non proprio un errore, ai fini della narrazione.
Rassegnati a questo proposito, si riesce comunque a godere di una pellicola evidentemente curata nella sua realizzazione. Il Cast è nutrito e costellato di volti noti, oltre al grande Johnny Depp protagonista: Benedict Cumberbatch è Billy, fratello di Whitey e politico di successo; Joel Edgerton è John Connolly, l’agente FBI che convince Whitey, suo amico di infanzia, a stipulare l’anomala alleanza coi federali; Dakota Johnson, Miss 50 sfumature di grigio; Kevin Bacon; Corey Stoll. E questi sono solo alcuni della folta schiera di personaggi che conoscerete, spizzicando di ognuno un po’ ma, ahimè, di nessuno abbastanza. La nota positiva è che tutti recitano la propria parte, ridotta o meno, con grande maestria.
Brilla poi in particolare la prova di Depp, reinventato criminale vagamente sovrappeso, dagli occhi di ghiaccio, i denti gialli e ben oltre la stempiatura. Johnny ci dimostra in Black Mass, dopo molto (troppo?) tempo, che è assolutamente capace di fare parti diverse dal pirata stramboide/cappellaio matto. Non che Whitey Bulger ci stia poi tanto con la testa, eh, ma la sua follia è fredda, la sua bestialità calcolata, le sue violenze inevitabili.
Last but not least, regia e fotografia restituiscono perfettamente la cruda atmosfera della storia, a metà tra la sempreverde realtà criminale e gli anni ’70-’80 americani. Il film, quindi, è un prodotto estremamente rifinito e lascia indovinare, se non altro dal cast di alto profilo, quanto sia costato a mamma Warner. Non può che aumentare, in considerazione di ciò, il senso di occasione persa.
Si voleva chiaramente riprodurre la storia di Bulger quanto più fedelmente alla realtà , per colpire il pubblico proprio con la sua spontanea crudezza. Obiettivo sacrosanto, da raggiungere però donando al film ciò che invece alle storie vere manca e che nemmeno tanti e tali attori possono sostituire: una prospettiva che dia al pubblico la possibilità di interpretare, oltre che osservare.
Brilla poi in particolare la prova di Depp, reinventato criminale vagamente sovrappeso, dagli occhi di ghiaccio, i denti gialli e ben oltre la stempiatura. Johnny ci dimostra in Black Mass, dopo molto (troppo?) tempo, che è assolutamente capace di fare parti diverse dal pirata stramboide/cappellaio matto. Non che Whitey Bulger ci stia poi tanto con la testa, eh, ma la sua follia è fredda, la sua bestialità calcolata, le sue violenze inevitabili.
Last but not least, regia e fotografia restituiscono perfettamente la cruda atmosfera della storia, a metà tra la sempreverde realtà criminale e gli anni ’70-’80 americani. Il film, quindi, è un prodotto estremamente rifinito e lascia indovinare, se non altro dal cast di alto profilo, quanto sia costato a mamma Warner. Non può che aumentare, in considerazione di ciò, il senso di occasione persa.
Si voleva chiaramente riprodurre la storia di Bulger quanto più fedelmente alla realtà , per colpire il pubblico proprio con la sua spontanea crudezza. Obiettivo sacrosanto, da raggiungere però donando al film ciò che invece alle storie vere manca e che nemmeno tanti e tali attori possono sostituire: una prospettiva che dia al pubblico la possibilità di interpretare, oltre che osservare.
