Siamo a NY e Billy Hope è uno dei pugili più quotati sui ring, è il campione imbattuto dei pesi medio-massimi ed è detto Southpaw perché mancino. E’ un pugile testardo, aggressivo, allevato in un orfanotrofio dove ha conosciuto Maureen, sua moglie che adora, e dalla quale ha avuto la piccola Leyla.
Non c’è niente che Billy non farebbe per la sua famiglia ma quando Maureen gli propone di abbandonare il pugilato, lui ha un po’ di esitazione e vuole riflettere sulla situazione perché è stata la boxe a farlo diventare ricco e famoso. La moglie inoltre lo convince a partecipare ad una serata di beneficenza per l’orfanotrofio che li ha allevati, alla quale Billy partecipa di malavoglia perché non vuole parlare in pubblico del suo passato. Nell’hotel in cui si tiene il ricevimento c’è anche Miguel Escobar, un suo rivale che da tempo vuole un incontro con lui e lo provoca e lo sbeffeggia.L’incontro fra i due nell’hotel, finisce con una rissa quando Miguel insulta la moglie di Billy, volano i pugni ed escono le pistole, è un attimo: un proiettile vagante centra Maureeen.
Per Billy è la fine di tutto, tutta la sua vita crolla. Almeno finché non si rende conto di avere ancora Leyla e che è giusto combattere per tenerla vicino a sé, ma Billy Hope ormai non è più qualcuno, non è più il campione.
Onestamente mi vengono in mente vari titoli che trattano l’argomento di questo film: il nessuno che diventa un vincente che poi perde tutto e deve riguadagnarsi tutto, la famiglia in primis.
Impossibile non pensare a Rocky, mentre Billy si allena con il vecchio Tick che deve riportarlo in cima, o a Toro scatenato quando Billy tocca il fondo ma anche a Million Dollar Baby e perfino a Over the top, anche se non c’entrava la box.
Ecco il guaio di questo film, non del genere boxe movie badate bene, che è tutto un deja vù: già visto, già sentito. E difatti in Southpaw – L’ultima sfida, Antoine Fuqua il regista non mette niente di nuovo, niente di originale, non aggiunge e non toglie perciò il suo è solo un compitino ben svolto. Niente di più.
Ok le riprese sul ring, bene il lavoro tecnico e la serietà nel ricreare scenograficamente il mondo della boxe; ok allo stile un po’ hip hop, un po’ dal ghetto alla villa, andata e ritorno, ma tutto questo non basta.
Non capisco poi perché sarebbe un film liberamente ispirato alla vita di Marshall Mathers, al secolo Eminem, che non è mai stato un pugile che è diventato un rapper per uscire dal ghetto è vero, ha fatto i soldi, si è sposato, ha avuto una figlia che adora e ha divorziato, continua a far soldi e a drogarsi e forse un paio di volte ha rischiato di non vedere più la bambina, ma con tutti i soldi che ha non ci giurerei. 8 mile era un film ispirato alla sua vita, tant’è che ne era il protagonista, ma Southpaw – L’ultima sfida non c’entra decisamente nulla. Addirittura nel 2012 Eminem venne scritturato per il ruolo di protagonista di questo film, ma fu poi lui stesso ad abbandonarlo.
Fuqua invece ha reclutato Jake Ghyllenhaal che ne nella prima parte appare un po’ apatico, a metà del film sembra riprendersi e riuscire a trasmettere al pubblico i sentimenti del suo personaggio.
Southpaw – L’ultima sfida, nel complesso non è un film cattivo ma niente di speciale. Gli do la sufficienza per lo sforzo ed anche per la bravura del cast che riesce a rendere non pesante e non banale una storia trita e ritrita.
Southpaw – L’ultima sfida, nel complesso non è un film cattivo ma niente di speciale. Gli do la sufficienza per lo sforzo ed anche per la bravura del cast che riesce a rendere non pesante e non banale una storia trita e ritrita.

