Nella seconda stagione ci ritroviamo a Jarden, l'unico posto sulla Terra dove non è scomparso nessuno e che ora è meta di pellegrinaggi. Già nel prologo del pilot scopriamo che non è un caso, quel posto è benedetto da poteri speciali fin dalla preistoria. Tre ragazze però scompaiono durante un terremoto, e fra loro c'è anche la figlia di un pompiere, una specie di vigilante che tiene sotto controllo la città . Intanto Kevin - che si è trasferito con Nora, la figlia e la bambina nella casa a fianco - inizia ad essere tormentato dal fantasma di Patty, e capisce quindi che suo padre non era impazzito.
Quello che può lasciare straniti di The Leftovers, e che nella seconda stagione è ancora più accentuato che nella prima, è che in un serial in cui quasi tutto è simbolico - cioè ha un secondo piano di lettura decisivo per la percezione di senso - c'è una quota di elementi di suspense o puro sfoggio culturale che non portano avanti nessun discorso politico, almeno direttamente, e non è semplice distinguere le due cose.
Quindi da un lato abbiamo, per esempio, la parabola del prete che decide di sottoporsi alla gogna nel villaggio dei disgraziati e può essere letta senza troppa difficoltà (o l'imprecazione di Nora prima che la moglie di Matt si risvegli dal torpore), dall'altra i viaggi di Garvey tra la vita e la morte sono talmente bizzarri che un po' di spaesamento è giusto. L'acqua della dimenticanza, per dirne una, fa riferimento ai miti classici (il Lete, fiume dell'oblio che scorre nell'Oltretomba e impedisce di far tesoro del proprio passato a chi se ne abbevera, spingendolo verso una nuova reincarnazione), e tutto l'albergo è il luogo di una nuova esistenza per chi alla fine decide di restarvi. Ma, dovendo riempire dieci puntate, molto meglio farlo così che con inutili filler (le puntate di una serie che non fanno procedere alcuna delle trame principali), tanto che siamo di fronte a una delle poche serie che sembra finire troppo presto.
Quindi da un lato abbiamo, per esempio, la parabola del prete che decide di sottoporsi alla gogna nel villaggio dei disgraziati e può essere letta senza troppa difficoltà (o l'imprecazione di Nora prima che la moglie di Matt si risvegli dal torpore), dall'altra i viaggi di Garvey tra la vita e la morte sono talmente bizzarri che un po' di spaesamento è giusto. L'acqua della dimenticanza, per dirne una, fa riferimento ai miti classici (il Lete, fiume dell'oblio che scorre nell'Oltretomba e impedisce di far tesoro del proprio passato a chi se ne abbevera, spingendolo verso una nuova reincarnazione), e tutto l'albergo è il luogo di una nuova esistenza per chi alla fine decide di restarvi. Ma, dovendo riempire dieci puntate, molto meglio farlo così che con inutili filler (le puntate di una serie che non fanno procedere alcuna delle trame principali), tanto che siamo di fronte a una delle poche serie che sembra finire troppo presto.
Fatti i conti, se The Leftovers può essere considerato per chi scrive il prodotto televisivo migliore del 2015 e il vero erede di Lost (ancora una volta si scontrano fede e ragione, nichilismo e speranza), è perché in un momento storico in cui quasi tutta la fiction è didascalica, "letterale" - cioè proviene dalla letteratura o dalla Storia o dalla cronaca o dallo stesso passato cine-televisivo, senza una vera rielaborazione, con la noia sempre in agguato -, il serial di Lindelof e Perrotta è invece puramente metafisico, e mantiene sempre un margine di dubbio tra sé e lo spettatore, senza sembrare (troppo) scaltro. Non comunque, oltre la quota che serve a garantire un ottimo intrattenimento.
Titolo: The Leftovers
Genere: drammatico, fantastico
Episodi: 10
Durata episodi: 60 minuti
Sito ufficiale: http://www.hbo.com/#/the-leftovers/index.html
Trasmissione italiana: Sky Atlantic
