NARCOS - Stagione 1 - RECENSIONE

Plata o plomo, soldi o piombo, con questa premessa viene presentata al pubblico Narcos, la nuova serie televisiva targata Netflix ideata da José Padilha che utilizza la frase più celebre di Pablo Escobar, il primo e forse il più grande narcotrafficante di livello internazionale, per mettere sin da subito in chiaro che lo show non è uno show per tutta la famiglia.
 Siamo nella Colombia degli anni '70 e '80 e in quel periodo tutti nel Mondo cominciano a conoscere una droga altamente stimolante ma allo stesso tempo altamente costosa, la cocaina. Il popolo soprattutto americano, ma poi anche europeo, ne fa una domanda smisurata e più a Sud un uomo è consapevole che questo traffico potrebbe fruttare non milioni ma miliardi di dollari. Si tratta di Pablo Emilio Escobar Gaviria che corrompendo forze di polizia e politici, facendo scegliere loro i soldi di una mazzetta o il piombo dei suoi fucili, arruolando giovani a centinaia, facendosi amare dal popolo attraverso promesse e opere, in brevissimo tempo costruisce un impero senza pari, il celebre cartello di Medellìn. Dall'altra parte della barricata lavora la DEA, con l'agente Steve Murphy e il suo compagno Javier Pena che sono incaricati dal Governo americano di cacciare, catturare e far estradare il boss della droga. Il punto di incontro tra le due fazioni ricade nella politica dove da una parte ci sono le pressioni della squadra antidroga, dall'altra la corruzione e il potere di Pablo Escobar. 

La storia viene introdotta e costantemente narrata dalla voce fuori campo dell'agente Steve Murphy che interpreta il ruolo di protagonista e capo saldo della fazione dei buoni. Lo spazio però gli viene risucchiato dall'aura che avvolge il nemico numero uno, il Re della cocaina, che attira a sé una quantità smisurata di carisma. Lo sviluppo vede scorrere gli anni ad ogni episodio, i tentativi della DEA, le strategie di entrambe le fazioni ma soprattutto il cinismo, la prostituzione, l'anarchia, il vizio, il sangue e uno scontro di proporzioni bibliche costellato da schieramenti numerosi, carri armati e lancia razzi. Non è una guerriglia urbana, è molto di più ed è sotto gli occhi del Mondo intero. Nel minutaggio rimanente vediamo le vite private degli agenti, tutto sommato piuttosto frivole nonché quella di Pablo Escobar che invece viene trattata in maniera più approfondita soprattutto dal punto di vista introspettivo.
Come già detto un uomo solo esce a pienissimi voti dal giudizio di questa recensione e si tratta di Pablo Escobar, interpretato in Narcos da un magistrale Wagner Moura, che con i suoi tratti somatici rispecchia perfettamente, almeno esteticamente, il boss della droga. Il giudizio positivo si amplia anche all'interno del suo personaggio, la scrittura costruisce un perno indissolubile capace di farsi comprendere anche con i suoi silenzi, nei suoi travagliati turbamenti, "siamo banditi" reca sul finale di stagione come a far comprendere che anche se nel subconscio è a conoscenza del fatto di fare del male e di essere un criminale, questa è la sua natura e non può che combattere e scappare per tutta la vita. Pedro Pascal e Boyd Holbrook che interpretano Javier Pena e Steve Murphy sono anch'essi molto precisi e adatti alla loro parte ma è chiaro che non possono reggere un confronto di questa portata, nemmeno interpretativamente parlando. Il resto del cast e dei personaggi è stata più un attenta scelta del casting piuttosto che di scrittura, si è messa in primo piano la cernita dell'attore, che doveva risultare credibile a livello somatico, piuttosto che sviluppare degli altri personaggi interessanti e questo è il punto più negativo del prodotto Netflix.
Come detto buona scelta del casting a cui fa eco tutta la produzione, i dialoghi, al di là della voce narrante che è tipica di Netflix ma che ricalca più le storyline videoludiche, sono prevalentemente in lingua spagnola per due motivi principali: il primo è che si voleva rendere maggiormente credibile la realtà, immedesimarsi perfettamente nella stesura, la seconda è che si è cercato di far comprendere le difficoltà della squadra di polizia che doveva rintracciare dialoghi in lingua straniera e a volte trattare con gli stessi nemici attraverso delle traduzioni simultanee. Scenografie perfette con panoramiche mozzafiato di una terra carica di paradisi terreni ma sotto ai quali spesso si nasconde un inferno a cui la regia accolla spesso primi piani, sudori, sudiciume, sporcizia mostrando anche il lato triste di questa realtà.
Inutile affermare che Narcos si conquista meritatamente un'ottima votazione. Netflix difficilmente delude con produzioni attente, idee e originalità non paragonabili con altri network. Un dietro alle quinte simile basterebbe già ad attirare perlomeno la piena promozione ma la figura di Pablo Escobar, il suo commettere atti criminali per poi elaborare i suoi gesti nel subconscio hanno impennato notevolmente il giudizio finale. La serie televisiva non è consigliabile a tutti, non è intrattenimento allo stato puro, non è leggera, è un prodotto per palati raffinati, per chi ammira i generi drammatici che impegnano la mente e che, come in questo caso, ampliano la nostra cultura su fatti realmente accaduti.


Titolo: Narcos
Genere: drammatico, storico, biografico, gangster, poliziesco
Episodi: 10
Durata episodi: 43-60 minuti
Trasmissione italiana: Netflix