SONS OF ANARCHY - Stagione 3 - RECENSIONE

Con un metro di paragone come la straordinaria second season, era davvero ostico per Kurt Sutter e compari non tanto fare di meglio, ma anche solo pareggiare tanta solida qualità nella costruzione narrativa. Inevitabile, quindi, un certo tracollo in questa terza manche motociclistica, che dopo un potente uno-due iniziale sbaglia spesso strada, si inerpica per sentieri sconnessi e si concede qualche sosta ai box di troppo prima di riprendersi con un grandissimo sprint finale.
Se il rapimento del figlio di Jax permette il giusto taglio rabbioso e istintivo, mantenuto grossomodo costante nella buona definizione di una manciata di villain contro cui scagliarsi (Jimmy e padre Ashby), sono due le buche che fanno rallentare la carovana di moto. La prima è facilmente riscontrabile nella debolezza degli eventi secondari, con una lunga e spesso noiosa odissea legata a battaglie di bande e rivalse personali di poco conto, persino nell’apparente sadismo pre-conclusivo, la seconda invece inizia e si conclude con la trasferta irlandese, che occupa una buona metà della serie, dove il conflitto Sons of Anarachy vs I.R.A. appare esagerato e inverosimile. Non aiutano in questo i comprimari scarsamente caratterizzati come Alvarez e Salazar da una parte e McGee e Casey dall’altra, eccessivamente bidimensionali in quanto a ruolo e carisma, a differenza del reparto femminile, dotato di un buon spessore anche tra le colleghe europee a patto di chiudere un occhio sul consueto, eccessivo sentimentalismo.
Se una certa fiacchezza appanna la qualità generale, Sons of Anarchy trova comunque grande spinta dai suoi protagonisti, che da soli trascinano episodi non sempre brillanti o ben centrati, rendendoli comunque di gradevole visione. Ogni componente del club fortifica una personalità già salda e decisa, con una preferenza, se devo dire, verso Jemma e Tig, splendidi, goffi, carichi, energetici negli eventi che li travolgono. E su tutto risplende la malvagità dell’agente Stahl, uno dei personaggi femminili più trasformisti e imprevedibili di cui abbia memoria, che con questa terza stagione rientra senza dubbio in un’ipotetica top ten dei gods of evil.
Beffardamente sinusoidale, dopo un eccellente parte iniziale che ben prosegue la carica di colpi allo stomaco e destini avversi della seconda stagione (e con Stephen King come guest star), affossata dalla debole parte centrale, Sons of Anarchy rinasce con un ultimo, cattivivissimo, esemplare episodio che per certi versi pone fine a un lungo arco narrativo e apre un interessante spiraglio verso una quarta serie che potrebbe, e dovrebbe, riservare sorprese ben gradite e novità sin dai primi episodi.


Titolo: Sons of Anarchy
Genere: crime drama
Episodi: 13
Durata episodi: 38-55 minuti
Trasmissione italiana: Fox Italia